Le avventure di GioNa
di Vittorio Chiari
regia Ferruccio Cainero
con Gianluca Previato, Giada Frandina, Francesco Giuggioli
consulenza scenografica Marcello Chiarenza e Marco Muzzolon
disegno luci Giuggioli Massimo
costumi Mirella Salvischiani
GENERE: Teatro per le nuove generazioni – Clownerie – Teatro Circo
FASCIA ETÀ PUBBLICO: dai 6 ANNI – Tutti
ARGOMENTI DELLO SPETTACOLO:
- empatia, pensiero critico ed espressione emotiva.
- riduzione delle disuguaglianze — il perdono come atto sociale, non morale.
- pace e giustizia — contro la cultura del giudizio e della vendetta.
SINOSSI
È la storia di un uomo che fugge ostinatamente da ciò che non vuole ascoltare ne vedere. Convinto di sapere cos’è giusto e chi meriti attenzione.
Gli basta poco per scoprire che il mondo è più complesso di così: una nave piena di marinai improbabili, una balena che lo accoglie invece di inghiottirlo, una città che può cambiare davvero.
E un continuo dialogo con un principio più grande — una Voce, una coscienza profonda, un’idea di giustizia e umanità che non appartiene a nessun credo, ma che tutti percepiamo.
Halley e Nova, clown contemporanei, due “angeli/demoni”, comete luminose e dispettose, guidano e disturbano Giona. Sono clown-guida, clown-specchio, clown-coscienza: incarnano le mille voci che ci abitano quando siamo chiamati a scegliere, lo spingono e lo provocano, trasformando il racconto in un gioco vivo dove gli spettatori diventano parte della scena:
il mare che ondeggia, la folla di Ninive, le risposte che confondono e guidano Giona nel suo percorso.
Il loro intervento, leggero e ironico, fa emergere la parte più fragile e allo stesso tempo più coraggiosa dell’essere umano.
Il testo mantiene i dialoghi originali – essenziali, rapidi, poetici e umoristici – ma la struttura scenica cambia radicalmente: un unico armadio su ruote, diviso in tre “cabine”, si trasforma in casa, porto, nave, balena, autobus e città, generando luoghi immaginifici che accompagnano Giona nella sua fuga e nel suo ritorno.
Una macchina scenica semplice e poetica, che permette una narrazione fluida e un ritmo visivo continuo.
Una storia sulla paura e sul cambiamento, sul giudizio che ci irrigidisce e sulla possibilità di guardare il mondo senza pretendere di essere i “giusti”.
✔ Comprensibile e divertentissimo per i bambini
✔ Profondo e sorprendente per ragazzi e adulti
✔ Altamente partecipativo
✔ Riduce la distanza tra messaggio etico e linguaggio artistico
✔ Offre chiavi di lettura trasversali (religione, etica, cittadinanza, letteratura, educazione emotiva)
“storie di uomini e balene”
SPUNTI SUL TEMA TRATTATO
Lo spettacolo solleva temi attualissimi:
• la difficoltà di assumersi responsabilità;
• il rapporto tra errore, colpa e possibilità di ricominciare;
• il pregiudizio verso “gli altri”;
• il tema della trasformazione personale;
• la capacità di accettare che l’altro possa cambiare;
• la necessità umana di essere accompagnati nel proprio cambiamento.
Si presta perfettamente a percorsi di educazione civica, costruzione di comunità, educazione emotiva, accettazione dell’errore, giustizia riparativa.
NOTE DI REGIA
Il linguaggio scelto è quello del Teatro Circo e della clownerie narrativa, dove la leggerezza non diminuisce la profondità del racconto ma ne diventa veicolo privilegiato.
La regia lavora sull’essenzialità e sulla coralità:
• Giona è il perno emotivo e drammatico;
• Halley e Nova sono motori comici e poetici che incarnano dimensioni interiori del protagonista;
• il pubblico è continuamente coinvolto, diventando parte attiva della storia (mare, tempesta, folla di Ninive, personaggi improvvisati).
Il tono alterna comicità fisica, momenti lirici, invenzione scenica e improvvisazione controllata.
ANALISI SCENOGRAFIA E COSTUMI
Scenografia dinamica e trasformabile, basata su pochi elementi chiave (valigie, armadio multiuso, oggetti simbolici).
Elementi scenici che diventano nave, ventre della balena, città, deserto, porto, a seconda delle combinazioni.
Costumi essenziali ma caratterizzanti per i tre interpreti.
Forte uso di comedy fisica, linguaggi clowneschi e trasformazioni rapide.
La scena vive del rapporto attore-oggetto-pubblico: la partecipazione della platea è un elemento strutturale.
